No future

2 agosto 2017 § Lascia un commento

Cosa resterebbe se togliessi tutti questi palazzi, se non ci fosse il Sony Center a Potsdamer Platz, se non ci fossero le palazzine di Kotbusser Tor, se non ci fosse il duomo di fronte ai monbijoux Gartens. Se togliessimo tutto per poter vedere quella sottile linea che unisce cielo e terra. Se fosse possibile vedere il mare o semplicemente mia mamma che mi fa ciao con la mano.

E più guardi lontano, più guardi indietro nel tempo, come gli anni luce che ci separano dalle galassie.

Chissà quale sarà la direzione giusta per guardare al futuro.

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1 agosto 2017 § Lascia un commento

Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.

Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e ” Dio mio! ” tu eri mia.

Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tua svelò
il proprio nuovo significato: zar.

Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.

Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo”

Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.

Friedhof.

1 agosto 2017 § Lascia un commento

Se per caso dovessi cadere sulle tue stesse ginocchia, ricordati di quando ti ho fatto arrivare di fretta in un cimitero a Berlino ovest.

Tu non lo sai, ma io ho girato in cerchio evitando gli insetti e i minuti. Ho voluto aspettare proprio lì, con la voglia di starmene in silenzio ad attendere qualcosa.

Quando le cose ti passano davanti come le ubahn la mattina presto e tu sei troppo ubriaco per entrarci. Soffermati.

Io sono ancora lì, come quei sassi sulle tombe degli ebrei, immobili, che nessuno avrà mai il coraggio di spostare.

Dito.

30 luglio 2017 § Lascia un commento

Quando ho saputo del dito di R sono rimasta senza parole.

Una sera afosa R stava discutendo con una bestia.

La gente discute di continuo.

La bestia ha morso il dito di R staccandone un pezzo, la falangetta del mignolo.

Il sangue a terra, la gente che diventa pallida, il viavài di macchine.

R ha chiesto aiuto ai passanti e poi è stata trasportata al pronto soccorso con il suo pezzo di dito.

Quel pezzo di dito però non sono riusciti a riattaccarlo.

E non riesco a smettere di pensare ad R, che suona il pianoforte e che non potrà usare il suo mignolo.

Interrompendo ogni accordo, spezzando ogni gesto, fermando il tempo per un attimo che puntualmente ti riporta a quell’istante, inevitabile, come la peggiore delle ingiustizie.

 

 

 

 

Amica.

23 giugno 2017 § Lascia un commento

Quella mia amica.

Si fa travolgere da qualsiasi cosa, con emotività. Quando non trova le parole, mima e genera suoni.

Ha passato l’adolescenza a mescolare tinture semipermanenti ordinate su Ebay. Lei conosceva tutti. Aveva salvato nella rubrica tutti i numeri delle cabine telefoniche del nostro paese.

Aveva il permesso di fumare le marlboro light in casa, davanti alla madre. Poteva dormire ovunque, e noi non capivamo perché le nostre madri non avessero tutta quella fiducia nei nostri confronti.

Si vestiva come una punk ma apprezzava anche lo stile dark, indossando le cult in pieno agosto.

Aveva una cassettiera solo per i collant rotti e colorati.

Per le sue gambe chilometriche.

Crescendo ha iniziato a variegare il suo abbigliamento indossando cose più femminili e da adulta, il risultato mi ricordava una versione ventenne di Maurisa Laurito. E non so bene perché. Il suo temperamento forte e drammatico l’ha sempre portata a fare tutto, ma con un pizzico di insofferenza. Dopo l’adolescenza passata a spruzzarsi le acque profumate di Alyssa Ashley al muschio bianco, adesso è passata ad Angel.

E quando entra in una stanza è tutto un vortice di zucchero filato che ti entra nelle narici come se avessi tirato speed tutta la notte dentro il bagno di una discoteca.

 

 

Ich komme gleich wieder

13 maggio 2017 § Lascia un commento

Ogni giorno prendo due metro per andare a lavoro: U3 Nollendorfplatz, U2 Pankow.

Dopo Nollendorfplatz, si apre la strada e il cielo.

Io sto sempre nel primo vagone perché mi porta vicino all’uscita verso Leipziger Straße, che è la via del mio ufficio.

Quando esco dalla metro di Potsdamer Platz, vedo il cielo espandersi in cima alle scale.

Alle mie spalle il Sony Center, di fronte a me il Bundesrat nella Herrenhaus prussiana.

Il palazzo dove lavoro è affianco ad un grande centro commerciale, ogni tanto organizzano eventi dozzinali con teenagers che urlano.

Arrivata a lavoro vado in una delle cucine a farmi un caffè, riempo la bottiglia di acqua dalla macchina che filtra l’acqua del rubinetto, attacco il badge alla maglietta, segno la pausa pranzo negli slot attaccati alla porta della dispensa dove conserviamo la cancelleria, mi siedo alla mia scrivania e accendo il mio pc.

Ho ascoltato l’ultimo degli Oxbow mentre rispondevo ai commenti delle persone che passano la loro esistenza a scrivere assurdità in una pagina aziendale.

Prendo dei soldi per scrivere cose tutto il giorno.

 

E come gli adulti devo organizzarmi le vacanze in anticipo, prenotare aerei, case, treni, vedere gli amici, vedere i parenti, fare la spesa durante la settimana, chiedere di fare gli straordinari, pagare le tasse, fare la dichiarazione dei redditi, buttare la spazzatura, ricordarmi di ritirare i pacchi al post office, ricordarmi di sloggarmi dalla pausa pranzo, ricordarmi il pranzo per il giorno dopo, il passaporto da rinnovare, l’iphone scarico, i capelli da tagliare, le lampadine fulminate che devo cambiare, la lavastoviglie da svuotare, l’acqua micellare finita, la visita dall’oculista, le lenti a contatto scadute, l’assicurazione sanitaria.

Questo mese vado a vedere Iosonouncane che non vedo da secoli.

Non avrei mai pensato di vederlo al Berghain.

Oggi ho preso la metro e guardando il mio riflesso nello specchio ho pensato:

Teenage riot in a public station

Gonna fight and tear it up in a hypernation for you.

København.

13 maggio 2017 § Lascia un commento

Ad Aprile sono stata a Copenaghen che si scrive København.

Ho passeggiato da sola per 5 giorni, guardando le case e fumando sigarette costose.

Un giorno ho preso il treno che passa sul mare, nel ponte di Øresund, fino a Malmö.

A Copenaghen ho conosciuto un giornalista cinese che parlava molto bene il tedesco.

Era felice di poter parlare in tedesco con me.

Mi ha chiesto cosa ne penso del movimento cinque stelle.

Mi ha chiesto cosa ne penso dell’immigrazione.

Mi ha chiesto cosa ne penso dell’Italia da persona che vive all’estero.

Mi ha chiesto un sacco di cose e mi ha offerto dell’uva che veniva dall’India.

Abbiamo passato una mattinata assieme, camminando per il centro.

Ha una problema alla gamba e ha bisogno di fermarsi spesso per riposarsi.

Vive a Madrid e scrive per un giornale cinese.

Lavorava per la Rolex ma non aveva connessione dati nel cellulare.

Ho recentemente scoperto un suo affiatamento nei confronti di Marine Le Pen.

L’ho lasciato davanti ad un ristorante cinese vicino a København H.

Dove sono?

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