Ich komme gleich wieder

13 maggio 2017 § Lascia un commento

Ogni giorno prendo due metro per andare a lavoro: U3 Nollendorfplatz, U2 Pankow.

Dopo Nollendorfplatz, si apre la strada e il cielo.

Io sto sempre nel primo vagone perché mi porta vicino all’uscita verso Leipziger Straße, che è la via del mio ufficio.

Quando esco dalla metro di Potsdamer Platz, vedo il cielo espandersi in cima alle scale.

Alle mie spalle il Sony Center, di fronte a me il Bundesrat nella Herrenhaus prussiana.

Il palazzo dove lavoro è affianco ad un grande centro commerciale, ogni tanto organizzano eventi dozzinali con teenagers che urlano.

Arrivata a lavoro vado in una delle cucine a farmi un caffè, riempo la bottiglia di acqua dalla macchina che filtra l’acqua del rubinetto, attacco il badge alla maglietta, segno la pausa pranzo negli slot attaccati alla porta della dispensa dove conserviamo la cancelleria, mi siedo alla mia scrivania e accendo il mio pc.

Ho ascoltato l’ultimo degli Oxbow mentre rispondevo ai commenti delle persone che passano la loro esistenza a scrivere assurdità in una pagina aziendale.

Prendo dei soldi per scrivere cose tutto il giorno.

 

E come gli adulti devo organizzarmi le vacanze in anticipo, prenotare aerei, case, treni, vedere gli amici, vedere i parenti, fare la spesa durante la settimana, chiedere di fare gli straordinari, pagare le tasse, fare la dichiarazione dei redditi, buttare la spazzatura, ricordarmi di ritirare i pacchi al post office, ricordarmi di sloggarmi dalla pausa pranzo, ricordarmi il pranzo per il giorno dopo, il passaporto da rinnovare, l’iphone scarico, i capelli da tagliare, le lampadine fulminate che devo cambiare, la lavastoviglie da svuotare, l’acqua micellare finita, la visita dall’oculista, le lenti a contatto scadute, l’assicurazione sanitaria.

Questo mese vado a vedere Iosonouncane che non vedo da secoli.

Non avrei mai pensato di vederlo al Berghain.

Oggi ho preso la metro e guardando il mio riflesso nello specchio ho pensato:

Teenage riot in a public station

Gonna fight and tear it up in a hypernation for you.

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København.

13 maggio 2017 § Lascia un commento

Ad Aprile sono stata a Copenaghen che si scrive København.

Ho passeggiato da sola per 5 giorni, guardando le case e fumando sigarette costose.

Un giorno ho preso il treno che passa sul mare, nel ponte di Øresund, fino a Malmö.

A Copenaghen ho conosciuto un giornalista cinese che parlava molto bene il tedesco.

Era felice di poter parlare in tedesco con me.

Mi ha chiesto cosa ne penso del movimento cinque stelle.

Mi ha chiesto cosa ne penso dell’immigrazione.

Mi ha chiesto cosa ne penso dell’Italia da persona che vive all’estero.

Mi ha chiesto un sacco di cose e mi ha offerto dell’uva che veniva dall’India.

Abbiamo passato una mattinata assieme, camminando per il centro.

Ha una problema alla gamba e ha bisogno di fermarsi spesso per riposarsi.

Vive a Madrid e scrive per un giornale cinese.

Lavorava per la Rolex ma non aveva connessione dati nel cellulare.

Ho recentemente scoperto un suo affiatamento nei confronti di Marine Le Pen.

L’ho lasciato davanti ad un ristorante cinese vicino a København H.

Dove sono?

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