Hitler

28 dicembre 2015 § Lascia un commento

Sono a Wilmersdorf e cammino dentro le piccole aiuole che costeggiano la grande Bundensalle. L’erba è sempre umida e ci sono sempre i giochi di legno per i bambini. La zona è una delle più silenziose, sono ad ovest dove tutti sono molto ordinati. Quando vado a lavoro sento qualcuno suonare, c’è la facoltà di musica dell’università delle arti. In questo periodo nell’aria, nelle zone più trafficate, si sente un misto di cannella e vino. Invece allo Zoo si avverte dai primi scalini della ubahn, l’odore pungente del fritto nei chioschi cinesi. Io corro sempre per non perdere tutti i treni. Quando prendo l’ultimo, ho il tempo di riprendere fiato perché il viaggio dura 15 minuti. Ed è strano, quando passo ad Hauptbahnof e vedo quei cartelli. Sono state le prime cose che ho visto a Berlino, appena scesa dal treno, ed ora le vedo ogni giorno.

Quando entro nei locali, che sono sempre dei grossi posacenere al buio con della birra che costa poco, mi guardo attorno e mi siedo. Qualcuno si avvicina sempre, qualcuno vorrà sempre raccontarti qualcosa: come quella volta che ho visto un tizio ballare come Mark Renton, girando per il locale con un’enorme busta ikea. Si è seduto affianco e mi ha detto di essere il direttore di un’azienda che si occupa di stampe in 3D. Oppure il ragazzo di Amburgo che ha voluto mostrarmi a tutti i costi le foto del suo dito mozzato e successivamente riattaccato.

Ogni giorno penso a quante volte sarà passato Hitler davanti a dove lavoro, o dove abito, o dove aspetto il tram.

Dove sono?

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