Trasferelli.

30 agosto 2015 § Lascia un commento

T’immagino in quella piccola canoa (che usa pure Lars von Trier per rilassarsi, l’ho letto nel libro di Stig Bjorkman) mentre tiri su pescetti piccolissimi per poi ributtarli in mare. Quando siamo andati a fare i giri quel giorno, tornando mi sono appoggiata sulla tua spalla. Avevo l’asciugamano fradicio perché avevo preso troppo sole e Perry mi ha avvolta in un fagotto per proteggermi dal sole. Avevi gli occhiali pieni di sale. Io ho pensato a quando tornavo dal mare con i miei genitori, quando si mangiava la pizza subito dopo, ai trasferelli che mi comprava mamma, decidendo lei dove farmi il tatuaggio. Ho scritto la tesi in sei giorni perché avevo paura di restare da sola qui leggendo sempre quel libro di Barthes sulle cose dell’amore, che leggo puntualmente quando mi manchi e non so come descrivere le cose che provo.

Sono il bambino de “dalla parte di Swann” di Proust.

Aspetto ogni notte il bacio della buonanotte da mia mamma, e se me lo nega, puntualmente non dormo.

Pam, or the virtue rewarded

29 agosto 2015 § Lascia un commento

Volevo solo scrivere il titolo.

6 – 8. 2

6 agosto 2015 § Lascia un commento

Ero a lavoro, dentro quel posto c’era fresco rispetto all’esterno. Parlavo con i clienti ed indicavo prezzi e scritte varie.

Era il periodo del boom degli acquisti, quindi c’erano tantissime persone. Dopo un po’ mi hanno chiamata e mi hanno detto di fare solo un paio d’ore, e che potevo andarmene perché avevo finito di lavorare. In quelle due ore non riuscivo a fare granché, il panico tra la gente, tra tutte quelle voci. Ricordo di aver fatto una pausa dando le spalle a tutti perché sentivo gli occhi gonfiarsi. Non riuscivo a capacitarmi di tutto ciò. Poi sono andata via, ho preso l’autobus per tornare a casa, avevo il telefono spento. L’ho riacceso lì, a poche fermate da casa. Quando ho letto quel messaggio è stato come se l’autobus si fosse schiantato contro un semaforo, ho iniziato a non vederci più per gli occhi incontrollabili, sono scesa un po’ prima. Quando sono entrata a casa, mia madre pensava che tutto questo fosse per il lavoro. Ma semplicemente eri tu che te ne andavi via e noi qui fermi inerti senza poter fare nulla.

Oggi, esattamente un anno dopo, sono in una casa vuota, costretta ad aspettare per ore. E’ come se qualcuno avesse deciso di farmi stare così, a pensare. Tornerò a casa molto tardi, quando questa giornata sarà già finita, quando forse inizierà una storia nuova, un modo di stare al mondo e di vedere le cose diverso. E’ come se qualcuno avesse deciso di farmi stare quì per fare i piani della mia vita.

6 – 8

5 agosto 2015 § Lascia un commento

C’è la signora anziana che abita nel palazzo di fronte che mi guarda dalla sua finestra. Mi guarda come ti guardano le persone che cercano il tuo sguardo per dirti qualcosa. Sotto quel palazzo c’è una porta verde e un tipo scorbutico che si siede lì, per fumare una sigaretta. Fa uscire fuori il suo gatto (è molto grasso). Al gatto è permesso stare il tempo della sigaretta. Il tipo scorbutico lo accarezza come se stesse cercando di dirgli qualcosa. La signora anziana mangia pesche di nascosto, dietro la tenda. Al piano di sopra un letto a castello pieno di vestiti. Sopra la mia stanza, una signora grassa che urla sempre. Io ho mal di testa tutto il giorno, questa casa è vuota, domani lascio tutto sul serio. Passerò l’ultima notte qui.

La signora anziana porta il parrucchino,

il tipo scorbutico oggi mi ha detto che fa il netturbino,

alla signora grassa rubo l’adsl da un anno.

Ho fatto un tatuaggio sulla gamba, c’è un pettirosso e una scritta “painbird” (senza s perché è uno).

Oggi mi sento così;

Domani alle quattro sarà un anno che non ci sei più.

Dove sono?

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