12 dicembre 2014 § Lascia un commento

Quando ascolti quel polacco, Penderecki, sembri un cubo di Rubik abbandonato.

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Smalto.

5 dicembre 2014 § Lascia un commento

Siamo arrivati a dicembre e mi ricordo di quella porta di legno che non si chiudeva mai, nel cortile, alla sinistra della finestra dello studio. Io mi nascondevo lì dentro, tra i barattoli di smalto per il legno. C’erano delle borse frigo da famiglia. Ho sognato di scappare dalla finestra e di rimanere appesa al cornicione del palazzo. Ho sognato di salutarti nelle scale di casa di mia nonna, perché si poteva tornare indietro nel tempo ed io sapevo che domani saresti morto. Tu lo hai capito perché avevo l’occhio debole e ci siamo abbracciati.

3 m, 29 g

5 dicembre 2014 § Lascia un commento

Varrebbe la pena sopravvivere per continuare ad avere a che fare con le persone speciali che ho conosciuto nella mia vita. Questa malattia ha cambiato la mia vita e la mia persona in profondità, se dovessi uscirne ci sarebbe comunque un distacco enorme rispetto alla vita che facevo prima, lo sento. Veniamo messi alla prova, e sta a noi scegliere come uscirne fuori. A te è già capitato e capiterà ancora, e tu reagirai sempre e comunque bene in qualche modo, ne sono sicuro. Non so se la cena di ieri sia stata la diretta causa o solo la fortunata coincidenza di questo avvenimento ma è stata proprio una bella cosa il rapporto con le persone speciali è sicuramente il motivo principale per cui vorrei rimanere su questa terra ancora per un bel po’, c’è un sacco di gente che ancora non conosco o che non conosco abbastanza. E oggi è tutto il giorno che sorrido pensando alla vita che vorrei, erano settimane che non chiedevo più niente nemmeno alla mia immaginazione. Il sunto di tutto credo sia grazie ancora comunque.

Mi piacerebbe avere questa “carica” all’infinito, spero di riuscire a tenerla accesa più a lungo possibile prima del prossimo momento di buio. E spero il prossimo momento di buio di ricordarmi di accendere la luce.

3 m , 25 g

1 dicembre 2014 § Lascia un commento

C’è un soggiorno che si interfaccia a una cucina tramite una finestra. Ci danno da mangiare da là e in soggiorno possono così riunirsi i pochi vecchiacci arzilli che non scelgono di rimanere nascosti in camera, sul letto e a contare le ore. La discussione è di politica, un signore di Thiesi è strabico (prova ad immaginarti uno strabico stempiato con gli occhi a palla che puntano in direzioni diverse, è esattamente come ti aspetteresti) l’altro è un rincoglionito di Brescia, molto ben vestito, è il mio compagno di camera e si limita a fare cenni e constatazioni che non c’entrano un cazzo con quello di cui parla il suo interlocutore, ma il discorso procede, dritto come un treno attraverso tutte le solite stronzate che contemporaneamente stanno andando in onda sul televisore attaccato in alto, nell’angolo. Agenda setting, i media non hanno una presa diretta sulla nostra opinione, ma finiamo sempre a a parlare delle stesse cose che ci propinano, le consideriamo importanti, a prescindere dalla posizione che si prende. Nel frattempo una cicciona assicura che può mangiare all’infermiere in cucina. È una discussione che dura almeno 10 minuti, la scimmia è potente in questa donna e il pasto che alla fine riesce ad ottenere infatti dura la metà della fatica spesa per prenderlo. Sono arrivati i risultati della tac, e confermano. Ne è comparsa di nuovo, in altri posti, e dove c’era è peggiorata. In questo momento il dolore sta crescendo e ho appena preso due morfine. È vero che ho iniziato ad elaborare già da prima, ma sentirlo dire non è stato bello, decisamente.

Solo l’anno scorso il tempo era splendido e ogni cosa sembrava possibile e a portata di mano, questa malattia mi ha reso capace di riconoscere la felicità quando presente se non altro. E di sapermi gestire il bene che riesco a trovare senza rovinare tutto, per ingordigia o false speranze. Tutto sommato sono stati anni degni di essere vissuti, decisamente. Mi vengono i brividi rileggendo perché sembrano proprio ultime memorie prego di riprendermi e poter ridere di questi discorsi, in qualche modo, per qualche tempo. Cerco di dormire un po’ ora.

Dove sono?

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