Palindromo

30 novembre 2014 § Lascia un commento

Andiamo in giro di notte ed ecco siamo consumati dal fuoco.

C’è questo problema che ci spostiamo come falene

ma c’è anche quest’altro problema che il problema è uguale anche al rovescio,

e allora non so ancora bene se

è davvero l’altra faccia della medaglia.

non è che non abbiamo abbastanza occhi, è che sono tutti rotti

come quel gattino che ho visto stanotte, con un buco sul muso.

Luna ieri ha perso il suo secondo dente.

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Mio nonno

17 novembre 2014 § Lascia un commento

Fuori da qui è tutto giallo, piove così tanto che sembra orzata. Ci sono delle mani incrociate sul muro della camera. Si vedono i tendini, si vedono le vene. Si sono sentite tutte strane le mie zie, il giorno che mio nonno è morto. Siamo andati nei sotterranei dell’ospedale, dove c’è la camera mortuaria. Perché non si può portare via un cadavere se muore in ospedale. Aveva la faccia gialla e aveva la leucemia anche se nessuno lo sapeva. Affianco alla sua bara, un altro signore era rigido nella cassa. Era molto basso e aveva i piedi legati, pensai che fosse un papillon nelle caviglie. Mia nonna mi dice se voglio salutarlo io muoio di freddo. La stanza è orribile, un condizionatore spara l’aria a 16 gradi su mio nonno. Il suo velo trasparente si muove per ore e sembra respirare. Lo ricordo mentre bestemmiava perché non mangiava i ravioli. Più in là, riflette la luce del neon un enorme tavolo d’acciaio. La stanza sembra un garage e fuori nelle seggiole, alcuni parenti del piccolo signore ridacchiano e una signorina porta gli occhiali da sole scuri. Sono le sette meno un quarto e mi dicono non ti appoggiare da nessuna parte. Dopo ci laviamo anche le mani. Mia nonna dice che si beve una tazza di latte e va a dormire. Noi mangiamo in mansarda. L’indomani c’è il funerale e qualcuno si butta sulla bara piangendo. Io faccio un giro del cimitero per vedere se ricordo dove sta la statua di gesso di una bambina. Portava lo stesso vestito di quando è morta. E’ molto bianca e triste. Quando mettono la bara nel loculo mi viene sempre l’ansia, perché usano un ascensore di ferro arruginito che avanza a scatti. L’anno scorso stavano per rovesciare mia nonna. Mia nonna era grigiolina e aveva i pori molto dilatati. Ricordo il naso. Ma per mio nonno tutto va bene e lo ripongono nello spazio a lui destinato. Mio cugino mi stringe la mano così forte da farmi male, io dico a tutti che devo fare la pipì e che possiamo anche andarcene. La sera mangiamo la pizza ed io sono in un angolo del tavolo affianco al bancone con le bottiglie di vino enormi, vuote, da esposizione e penso:

“Filo di scozia” sulla pianta del piede di mio nonno, perché qui si usa così, non si mettono le scarpe.

Il che di un un anno e un mese

17 novembre 2014 § Lascia un commento

Che a volte parlare così a lungo ti rende così vuoto che ti marcisce, che il bicchiere pieno è pericoloso quanto quello vuoto, che illudersi del fatto che non ci si illuderà mai non è una cosa contemplabile, che volere e cosa voluta sono poli opposti per il buon 80% dei casi, che il sentirsi ridicoli è subordinato sempre al bisogno di definire altre persone così, che i fattori metereologici influiscono sull’umore ma che siamo capaci tutti indistintamente di lamentarci anche del sole, che la sfortuna sia uno stile di vita, che prendere treni per anni fa sviluppare un morbo della fuga, che anche gli oggetti fanno piangere, che le unghie si rompono sempre se non ci credi abbastanza, che il primo pensiero alla mattina è quello che hai trascinato dal mattino prima e così via, che parlare di serie tv rende persone perverse, che non c’è niente di bello nel sognare di uccidere rovinosamente una persona con un bottiglia rotta, che tutti abbiamo il diritto ad un giorno no e a 200 sì, che la calma è la virtù delle persone che non esistono, che c’è una sottile linea tra sogno e apparizione ma noi non ne sappiamo un cazzo, che se mi concentro ricordo ancora la tua voce, che anche se mi concentro non ne sento più altre, che non si sa come sia possibile smettere di guardarsi in faccia e poi parlarsi in situazioni che non hanno nulla di speciale, che perdere le staffe è facilissimo, che le cose si rompono e te le devi ricomprare, che alcune cose si rompono e non si possono ricomprare, che comunque vada ti tiri una sbronza con gli amici, che continuerai a dire non bevo più e nessuno ci crede, che non fa una neve così dall’inverno del 2012, che il latte continuerà ad essere una bevanda del demonio, che certe cose le apprezzi solo crescendo: i broccoli, che la pasta del bar alla crema di burro esiste ed è brutale,  che la cattiveria è una cosa di gruppo, che tutto quello che ti diranno è molto spesso cucito di paure latenti, che c’è una sottile linea che divide i santi e l’opportunismo, che c’è una sottile linea che divide i rapporti e l’opportunismo, che c’è una sottile linea sempre, che l’anno scorso si stava con i piedi negli stivali di gomma, che son passati quasi quattro mesi, che custodisco gelosamente ogni tua parola, che quel giorno sentivo di dover scoppiare a piangere a lavoro e non sapevo nemmeno il perché, che le unghie mi si romperanno all’infinito, che avresti detto “lascia stare”, che almeno ti ho spiegato cos’è la bouganville e quali sono le pesche noci, che ogni volta che mi butto giù mi appari in sogno tipo “simba ricordati chi sei”, che il cervelletto è la cosa che duole di più dopo aver bevuto molto, che i cani non parlano ma tu parli lo stesso con i cani, che quelli che non sono mai stati felici per te possono anche smetterla di pensarti, che si era complici dell’idea che molti non sanno ascoltare, che certe cose non è vero che non te le aspetti ma vai proprio a cercarle, che fare finta di niente è come non far finta di niente, che non scrivere sembra un dramma ma quando lo fai ti senti peggio, che ti riprometti di non farlo e poi lo fai, che lo rifai, e lo rifai e lo rifarai finché non ti verrà detto basta.

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