Baita.

7 ottobre 2014 § Lascia un commento

Sono in una baita e devo partorire. Partorisco ma non succede niente, nessuno piange, nessuno ha male, nessuno ha un nome. Quando ti chiamo mi rispondi sottovoce ed ogni volta che mi giro scappi e mi lasci da sola nella baita che è un ospedale. Le infermiere mi dicono che ci sono solo io in quel reparto, ma io mi sento l’unica nel raggio di 10 km. C’è un silenzio compatto, si sbatte sul bianco della neve e non so se stare bene o male. Mi viene in mente Eddie Murphy e voglio stare male. Mi viene in mente una serie di messaggi pieni di brutte parole e voglio stare bene.

In questa settimana mi son svegliata con la sensazione di averti visto.

Ti ho pensato in cucina, quando entravano le persone e si smetteva di colpo di parlare, son triste perché non possiamo parlare di quel fumetto sullo spazio e di tutte le quelle cose che ho detto a te e non al resto del mondo.

Torno da mia madre e penso alla tua, penso a quando mi hanno licenziata e a quel viaggio in autobus.

Torno da mia madre e le rifaccio il letto e ci trovo in mezzo la madonna di legno (che non è una bestemmia, ma avresti riso tantissimo).

Ti penso quando succede che alla fine abbraccio tutto quello che potrebbe arrivare.

Mi siedo, mi tengo la testa tra le mani e se ci penso sento risuonare la tua risata.

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