Papaveri.

18 aprile 2014 § Lascia un commento

Pensare che la gente sia capace di cose fantastiche è facile.

Riconoscere le cose fantastiche è stato difficile.

Ma non sono mai abbastanza lontane.

 

Neanche quando non hanno soldi nel telefono per risponderti.

L-oro.

12 aprile 2014 § 1 Commento

C’è una ragazza con i capelli rossi che porta un paio di occhi abbinati e si veste di scuro. In alcuni momenti ride, in altri rimane immobile a fissare le piastrelle quadrate della cucina. Ha un viso candido e so che è vellutato, tra le mani tiene sempre qualcosa mentre parla. Indossa collane così lunghe che ci si potrebbe avvolgere il mondo intero. La bocca le si accartoccia quando pensa a cose che non vuole vedere. Sotto la doccia probabilmente sta mischiando l’acqua con le lacrime e tira su con il naso notando le grosse macchie di muffa sul soffitto. E’ bella ma non riesce a guardare al di là dei suoi stivaletti neri. Lascia segni delicati su un foglio mentre parla. Ripone oggetti in astucci e tocca tutto con delicatezza. I suoi capelli creano onde attorno al suo viso infelice.

Ed io la osservo e so tutto quello che pensa. Perché non sono io, ma sono solo dall’altra parte del tavolo che le verso un bicchiere di birra presa nel circolo sotto casa.

Migliore.

6 aprile 2014 § Lascia un commento

Hai un buco così grosso in testa che ti cola tutto il sangue a terra, ci scivoli sopra e qua siete tutti tristi perché non ho capito cos’è questo guardare e non. A me non piace la gente che mi chiede le cose come se fosse cosa dovuta, mi piace la gente che chiede le cose in seguito ad un saluto e semmai anche un per favore è contemplabile. C’è un’università enorme con i soffitti altissimi e le finestre lunghe. Davanti ha il mare ed ogni tanto i turisti entrano perché non c’è mica scritto che lì si studiano cose. Ci fanno dei buffet ottimi e poca gente beve il prosecco così ce lo beviamo noi mentre qualcuno al microfono dice ”mostra espositiva” e noi parliamo nel design svedese. diverse ore dopo, di notte, passeggiavo in un’altra città e ho visto una ragazza che era in quell’università, l’ho riconosciuta al buio, affianco ad un semaforo, perché ricordavo il modulo geometrico sul finire del suo vestito, i collant amaranto e le scarpe con il tacco bordeaux. Al bagno di un locale mi sono ritrovata in mezzo ad una fila composta da un trans, me ed una ragazza che mi pareva così triste che quasi le avrei voluto dire “tranquilla, passerà, offrigli una sigaretta e digli che quando c’è l’amore tutto è lieto”. Invece non ti ho detto niente, ma pensarlo mi ha resa migliore.

Dove sono?

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