Chiaroscuro/Febbre

28 marzo 2014 § Lascia un commento

Sto nuotando in un mare di tachiflu e disegno crani anatomici perché costretta dal bisogno di laurearmi in tempi brevi. C’è ancora  la tendina che hai spostato stamattina dalla finestra per guardare fuori, per vedere se atterrava l’aereo che dovevi prendere. Spero di non averti attaccato l’influenza. Ho inviato uno degli sms più insulsi della storia parlando di crani e pioggia e mi sento un attimino inquietante, ho provato a rifarmi in qualche modo, ma questo scrivere è sempre una faccenda complessa. Mi è arrivato un sms da un autogrill vicino Firenze e mi si è un po’ distesa la membrana nel cervello, delle cose belle e felici (perché mi sta venendo un febbrone che non me ne capacito), anche se non mi riesce come si deve questo chiaroscuro della madonna. In questi giorni mi preparo cose brutte universitarie per ritornare alla felicità del giorno del signore, con tutti voi, con te, con la felicità nel cuore di 20 euro di nonna in tasca, che per una volta me li da e non mi fa una ricarica, per tutto, per niente.

Pentola.

27 marzo 2014 § Lascia un commento

Stamattina prestissimo ti ho detto tutte le cose che dovevi fare e non riuscivo ad aprire gli occhi perché sapevo che il caffè era finito. Hai preso la valigia e mi hai detto qualcosa che non ho sentito perché fuori pioveva fortissimo. C’è questa canzone in giapponese che mi fa sempre un po’ di brividoni anche se il giapponese è una lingua poco musicale. Mi ricorda una tapparella che si abbassa di scatto, una macchina posteggiata e gli auricolari color zucchero filato, mentre alla fine m’infilo in una via e vedo con la coda dell’occhio una macchia blu insaturo in un tavolino argentato, cambio tutto e metto una canzone un po’ esagerata per fare quei pochi metri che mi mancano all’ingresso del tuo palazzo color salmone. Sotto casa mia non c’è mai parcheggio, quando manca l’acqua nel palazzo mi viene sempre un brutto presentimento. Mi è risuccessa quella cosa di dimenticare una pentola con l’acqua sul fuoco, poi mi hai detto che era arancio incandescente ma io non l’ho vista perché avevo un enorme lenzuolo di plaid che mi hai messo sopra, perché riesco sempre a diventare di marmo.

 

Non si possono dare sempre nomi così buffi alle cose, tipo Armadillo.

Bordeaux.

27 marzo 2014 § Lascia un commento

Siamo seduti in questa stanza quadrata e guardiamo il tavolo rettangolare e verde in tv. Due soggetti vestiti da camerieri ci girano attorno con delle stecche in mano, prima c’era un rally qualsiasi. Partono i Suede di sottofondo e mi dici che non trovi la patente. Io la ricordo sul cruscotto della macchina insieme al portafogli e alla brochure di una mostra. Ho staccato tutti i cartoncini colorati dalla cucina e ti ho imitato quella scena di un bambino che con il cono gelato in mano, immobile, guardava delle persone sedute su una chaise longue all’ikea, il gelato si scioglieva ad una velocità supersonica, la mamma gobba l’ha raggiunto e l’ha portato al primo bagno in zona per pulirgli le mani appiccicose. Io ho visto la scena mentre facevo finta di usare una cucina come in un film stupido, o come la cucina del museo della musica di Stoccolma. Me ne sto con una maglietta a maniche corte con il personaggio di un videogioco e osservo questo libro di Danto con un frame di un film di Hitchcock. Di quel libro odio la presunzione e la prefazione, Hegel e la condizione artistica degli anni ’70. M’innervosisce. Sarà la rilegatura bordeaux.

Quando sarò a Londra rifarò quella cosa di stare sotto la ruota panoramica ad ascoltare Ten dei cLOUDDEAD.

C’è un tempo terribile e sento le gocce pesanti schiantarsi sulla parte coperta della veranda. Tra poco andrò ad aprire il portone, c’è una pace assoluta qui, adesso, che penso che la ricorderò anche a distanza di anni.

Gallerie.

24 marzo 2014 § Lascia un commento

Quella roba che ho sempre fatto, di cercare triangoli tra i nei della pelle. Non era una cosa così caratteristica, così come molte cose. Il senso della riproducibilità tecnica delle cose, quello che mi ha fatto capire che in ogni momento della vita tutto può essere figo ma anche no. Per quello mi ritrovo a fare delle riflessioni importanti e a capire veramente che ci si può guardare alle spalle con tranquillità. Il panorama è bellissimo, ma quel che posso calpestare con le vans grigie e viola è anche meglio.

Dalla meraviglia, alla deformità, alla normalità. Questo è il metabolismo che intedevo, quando in cucina dicevo che è assurda l’architettura di pensiero che si può costruire sui corpi e sulle vicende. Ed è vero, quando ripenso che dopotutto io mi son vissuta una cosa mia, e gli altri la propria. Non è manco lontanamente vicino tutto questo vivere le cose. Quando non ci si crede alle cose che ci si dice, è davvero sempre plausibile, e non è colpa di nessuno. Semplicemente siamo tutti dentro degli schemi che formano altri schemi, che formano altri schemi, che formano altri schemi e ancora.

Mi sento autorizzata a dire che queste gallerie son finite.

Primavera.

23 marzo 2014 § Lascia un commento

Ci siamo sfidati e quando pulirò quel pezzo di casa scoperto che mi ritrovo, faremo una cena tutti assieme visto che mi state tutti simpatici. Vi ho abbracciati tutti perché siete sempre ubriachi quanto lo sono io. Ho chiesto 2:1 e non c’era, però quando ha messo i Blur ho fatto la seria per due secondi e ho detto che sono davvero felice adesso.

 

Eravamo in attesa di un proiettile o della primavera.

 

L’ho letto ieri alla mostra di Robert Capa e ho capito tutto.

Ragni.

20 marzo 2014 § Lascia un commento

Ho fatto cose importanti senza rendermene conto, ho fatto un bel pranzo per i miei amici e mi son resa conto che era la festa del genitore, ho fatto discorsi forti con parole acute a chi non sa ascoltare mai abbastanza, ho fatto diventare le mie ginocchia livide buttandomi a terra per evitare il tuo contatto, ho fatto bene a portarti con me per evitare la tragedia, ho fatto un letto nuovo e non vivo più in una grotta di risentimento, ho fatto capire a tutti che così è davvero molto bello, ho fatto mente locale su questi ultimi mesi e ho pensato che posso fare sempre di meglio, ho fatto un buco sul parquet e ho buttato via tutto lo sporco.

Quando hai un ragno in testa e nessuno te lo vuole dire e non sanno come togliertelo, ti ho detto.

Ho pensato a tutte quelle cose infime e poco importanti e ho realizzato che ora è tutto ok, sul serio. Guardo questo libro sul comodino e penso che dentro ci sia l’ennesima frase adatta per spiegare come mi sento.

Ma per una volta basta il solo silenzio e questa continua voglia di stare così, fermi e immobili.

12 marzo 2014 § Lascia un commento

Che brutta che sei quando fai finta di picchiare la gente.

Dove sono?

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