25 febbraio 2014 § Lascia un commento

Son già stata qui, in mille momenti su questo riquadro perimetrato dai miei capelli rossi.

Pensavo fosse peggio.

E’ solo questione di chi ti guarda le spalle.

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Hic et nunc.

23 febbraio 2014 § Lascia un commento

Siamo giorni che giriamo intorno ad un tavolo, la luce sale e scende nel balletto infinito delle ore, tutto funziona meccanicamente come se fosse un prototipo di quel che c’è fuori da queste mura. Il tempo si è dilatato tantissimo e ho creduto a questo inganno per un’intera settimana. Le penne si son consumate, i fogli son finiti. Solo la scorsa settimana era già tutto diverso.
E questa è stata così piena che forse non voglio tornare a capovolgere tutto in un secchio, al ritmo confuso di questi ultimi mesi. Avevo scordato le giornate così. E’ una questione di vuoti e di pieni, sempre. Questa sono io che incollo i pezzi di tutto e metto chilometri di scotch a questa scatola che pareva cadere a pezzi. Di questo continuo stancarsi ed appassionarsi e viceversa. Questo apprezzare una stanza ad ogni ora, questo ritrovarsi nell’interlinea di ogni frase. Ho smesso con il tempo di fare per dimenticare, ho smesso con il dimenticare.
Il posto dell’immagine è nell’assenza.
Il posto del suono è nel silenzio.

C’è questo individuo che deve fare per scelta e non per condizione. Non c’è niente di elicito, qui. Non c’è una pioggia aberrante, è solo il continuo cadere di quelle parole che non mi va di afferrare, per una volta. Mi ero solo scordata di spegnere la luce di quella stanza per vedere la luce in fondo al corridoio di questo mio esistere a volte un po’ patemico.

Ho in mente cose grandiose da fare.

Mi ero scordata di questo mio essere così orgogliosa di essere un individuo.

D.

22 febbraio 2014 § 1 Commento

C’era un uomo con i capelli rossi, che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure i capelli, per cui dicevano che aveva i capelli rossi tanto per dire. Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando. Meglio allora non parlarne più.

Sprich auch du

20 febbraio 2014 § Lascia un commento

Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.
Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.
Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.
Guardati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.
Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stell
a:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti.

Rivoluzione copernicana.

18 febbraio 2014 § 1 Commento

Stamattina mi son svegliata alle 8:30. Mi sono preparata velocissima per andare all’ospedale e non mi ricordavo più dove fosse. Son arrivata e ho odiato una ragazzina con le scarpe pasticciate con dediche d’amore che pareva un atto psicomagicissimo. Son riandata in quel reparto lì delle robe per respirare. La cosa traumatizzante son le infermiere che si ricordano di te, non è mai un buon segno. Mi son seduta per tre ore in un corridoio sporco con una signora anziana che mi diceva di far presente alla dottoressa che mi tingo i capelli di rosso, non si sa mai. Mi son fatta controllare e mi sudavano le mani congelate, lei è stata molto cortese ed io ero un pelino agitata. Son uscita con la mia bustona gialla piena di fogli con il mio nome e son venuta a mangiare la pasta in quel posto gigante. Mi hai detto un sacco di cose, ti ho detto un sacco di cose tanto da addormentarci. Era tardissimo e son tornata a casa ascoltando Kabuki Girl mentre ti dicevo che in Inghilterra andrò a Brighton a vedere il mare del freddo e del gelo. Ora ho un sacco di cose da fare tipo finire tutto. Ho perso troppo tempo così, nella merda.
E’ l’ora della rivoluzione copernicana.

Bollettino di metà febbraio.

16 febbraio 2014 § Lascia un commento

Sono andata in questo ospedale dai corridoi strettissimi, era inquietante e tenevo stretta quell’enorme busta gialla che mi avevano dato per metterci le foto delle cose che ho nel petto che mi servono per respirare. La signora all’accettazione del reparto mi ha creato una nuova cartella clinica e mi ha chiesto se nella mia città si fosse ripristinata la normalità. Mi ha detto di aspettare davanti alla porta numero 38 e mi son seduta canticchiando Frankly mr. Shankly. Tu sei andata a fare una chiamata ed io ho giocato un po’ a Forbidden Treasures (manca pochissimo a battere il record). Poi un signore con gli occhiali rossi mi ha chiamata e un ragazzo carino ed esageratamente gentile ha cominciato a farmi tantissime domande. Mi ha controllato il respiro con lo stenoscopio e come son scesa dal lettino ho visto doppio e stavo per svenire, mi hanno detto di respirare bene e di non svenire. Mi hanno dato altri due fogli rossi e bianchi del male e del diavolo per farmi controllare altre cose. Domani ritornerò da sola. Quando sono uscita dalla stanza c’eri tu che piangevi ed io per ridere ti ho detto che potevo vivere ancora per un po’ non c’era niente da piangere, anche se eri triste perché il mondo è ingiusto ed io lo capisco bene. Ti ho portata a prendere una cosa da bere sotto casa tua e poi siamo tornate a casa mia. C’era il compleanno da festeggiare e il regalo da consegnare, ho passato il pomeriggio ad ascoltare musica e a risentirmi un po’ interessante per la gente. Ti sei fatta la torta da sola e l’hai offerta a tutti perché sei piena di agape, e quanto siamo diverse. Poi è finita che tutti avete pianto per motivi diversi ed io per una volta stavo bene e me ne sono andata via con l’unica persona che sorrideva e che il giorno dopo mi ha fatto pure il té. Io ho fatto la pasta ai broccoli della redenzione ma forse questa redenzione l’ho capita solo io, che ho passato la notte tra film lunghi e il silk epil rumorosissimo.

12 febbraio 2014 § Lascia un commento

Passare le notti così, tra ore di conferenze sul Simposio di Platone e la ceretta.

Quale momento migliore per soffrire se non la notte.

Dove sono?

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