La cena.

12 giugno 2013 § Lascia un commento

Oggi mentre era presa amabilmente dal mio cucinare delle cose molto buone, sono entrati uno stambecco e un muflone. Il muflone mi ha salutato e mi ha detto ”hei ho saputo che sei caduta sulla merda stamattina”, “bella storia” dico io. Aziono il frullatore e faccio rumore a vuoto per dieci minuti finché quest’ultimo non si stanca e mi fa “non te la prendere con me, fammi riprendere un attimo, mi hai appena fatto fare una pozzanghera con queste minchia di lenticchie”, “scusa” rispondo. Svuoto il contenuto in un recipiente rosso, aggiungo il pan grattato, le uova, le varie spezie, e mi ci butto dentro come Ally McBell nel bicchiere di champagne.

 

Fate come me, non siate rancorosi e fate dei buoni hamburger vegetariani.

Immagine

L’amico.

9 giugno 2013 § 3 commenti

Ho capito che in questa dell’esistere e muoversi nello spazio facendo delle cose mi manca l’amico ideale, quello che la pensa come te, quello che nei posti si annoia quando ti annoi anche tu, quello che conferma le cose che dici, quello che ha la tua stessa gamma di espressioni facciali + 1.

 

Mi manca un amico vero, un amico che non mi faccia schifo dopo 30 minuti di conversazione.

Il male senza remissione (a parte due o tre cose che mi fanno tenere quell’espressione poco convinta, una di queste, le amiche che quando non ti vedono da mesi non ti dicono ciao ma ”quanti capelli hai?”)

9 giugno 2013 § Lascia un commento

Del perchè, del percome di Carlo Pastore che regna nella mia visione radiofonica degli inferi. Palinsesti infiniti dove l’accento milanese s’incontra con la morte. Ho l’incredibile fortuna di essere inciampata su Burzum ed altri simpatizzanti della body painting monocromo durante gli anni in cui l’occlusione tessile impediva il mio ingresso nella società, per intenderci facevo quella roba di vestirmi dello stesso colore della mia ombra e direi che il successo fu sbalorditivo. Dell’aggirarmi in luoghi insaturi del passato e constatare che non sia cambiato granché a parte qualcuno che ti dice che l’anello che indossi è SWAG. Ma io sono una femmina, quindi forse non ho capito. Sotto la pioggia piove moltissimo, da giorni. Dopo poche ore di viaggio mi rendo conto della stessa cosa che si proclama non appena ho quella fase da finestrino-del-treno: non me ne frega un cazzo. Il discorso del stare un paio di giorni così, di passare un sabato cosà, di vedere dopo mesi quello, di venire a sentire quelli, di farsi una tequila, di scontrarsi con la gente al bancone, di sentire i deboli pugni sulla porta del bagno mentre stai cercando di capire come ti sei vestita e dove va messa la camicia. Beh, direi proprio che in questa lentissima presa di coscienza ho avuto comunque un look trendy e qualche ragazzino che potrebbe essere mio nipote, ha svelato agli amici la quintessenza dell’approccio. Manco avessi l’outfit di Rose Mcgowan agli MTV Music Awards del ’98. (per intenderci, http://fora.mtv.ca/wp-content/uploads/2012/09/rosemcgowan_vma.jpg). Ho una specie di visione nebulosa di questi giorni, o forse è semplicemente il cielo plumbeo. Devo proprio dirvelo che non vi siete resi conto che l’estate sta finendo ed io tra un paio di giorni son fuori corso in un’università che non è università, in un posto che più bevo e più dico alla gente che forse avrei preferito fare un corso di cucina con delle signore che dividono il tempo tra le pentole e le scatole di legno da imbrattare di colla e stampe floreali anni ’70. Che dire che tra i corsi che ho seguito due erano all’altezza e che sto avendo stati di intollerenza costanti come le tempeste solari mentre sento tutti parlare di cose che non esistono e trovare ‘opere’ e persone che mi fanno delle domande solo per poi avere il pretesto di raccontarmi le loro tesi/esami. Il sandalo tardo bizantino e i leggins di space jam un quadro con la tela squarciata sotto il braccio o peggio ancora una busta della sisa con dentro oggetti vari che insieme danno vita ad “un’installazione a tecnica mista”, gli amici fuori che t’aspettano, seduti in piazzetta droghe leggere e strumenti di paesi lontani (che poi perchè cazzo girano così tanto e non rimangono esotici e sotterrati in un campo di mistero) dici di aspettare e nel mentre ti infilzi la maglia di lana cotta con una spillona di Frida Khalo che è una famosissima stilista di bigiotteria che ha posseduto un solo sopracciglio, mentre Ameliè è l’amica francese con disturbi dell’apprendimento, molto appoggiata dalle trentenni che su facebook fanno le ammiccanti-equosolidali infilando Ameliè tra il nome ed il cognome. Non sono mai stata reazionaria, però io quando vedo un djembe svengo (e soprattutto non sapevo si scrivesse così, e manco che ci fosse la pagina di wikipedia, il mio giro approssimativo al museo della musica di Stoccolma non mi ha incuriosita abbastanza) ma svengo ulteriormente con schiuma che mi esce dal cavo orale ogni volta che Marina Abramovich tocca un albero e a tutti si aprono i chakra mentre le energie schiaffeggiano le persone ed Hevia finalmente fa la cacca e pensa a quanto futuro ha ancora la sua canzone, come theme song di ogni risveglio muscolare dei villaggi valtour o rubriche etniche nei canali regionali.

E per la cronaca, i miei capelli vanno benissimo così e questa è solo una dialettica nazista.

Stagione pt.3

8 giugno 2013 § Lascia un commento

Come questo arrivo di mancata stagione ci stia lasciando sotto un cielo coperto di ombre a tutte le ore del giorno. Fuori l’aria cade forte sul suolo e buca i marciapiedi, qualcuno rimane incastrato a metà lungo i viali; la perfetta geometria che si crea unendo i nei di

Corrono feroci le preocuppazioni lungo le fughe di questo pavimento, ti avverto mentre tiri in freno a mano nel parcheggio sotto casa. Andiamo a farci una passeggiata, mangiamoci un gelato e scriviamo sulla sabbia ‘sti cazzi’.

Dove sono?

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