Storia di Anna

30 dicembre 2012 § Lascia un commento

Questa è la storia Anna che non porta rancore. In una città liquida e scivolosa si ritrova a calpestare sanpietrini di diamante che le bucano le scarpe. Con i suoi passi soffici come l’ovatta cerca di non farsi male, ma ormai le sue scarpe sono tutte rotte ed entra acqua e fango tutti i giorni. Dio non può spostare le nuvole e nemmeno costruirle altre strade; Anna si trascina per i vicoli e ogni tanto si siede in una sedia a pochi passi dalla scalinata che porta ad un profondo fosso umido.

Dio la guarda ogni giorno per ore.

Anna si siede sulla sedia di plastica fredda e guarda il nero del fosso. Il cielo plumbeo si riversa sui sanpietrini brillanti. Anna mangia una clementina e fa attenzione alle parti bianche, le rimuove lentamente e mangia uno spicchio alla volta.

Dio la guarda ogni giorno per ore.

Anna si masturba ad occhi chiusi immaginando un cubo nero in mezzo all’oceano pacifico. Il tempo viene scandito da una goccia che rimbomba dentro una grondaia. Un filo di vento e l’aria è acqua gelida. Anna si guarda le mani grigie e si spoglia.

Dio la guarda ogni giorno per ore.

Le luci di natale cambiano ad intermittenza, gli altoparlanti cantano

astro del ciel – pargol divin – mite agnello – redentor – tu che i vati da lungi sognar – tu che angeliche voci nunziar – luce dona alle menti – pace infondi nei cuor

 

Anna fa schifo e Dio la guarda ogni giorno per ore.

La zuppa del contadino.

28 dicembre 2012 § Lascia un commento

Un giorno il signor Xi che abitava in campagna, cacciò un coniglio e ci fece una zuppa.

Il signor Xi, stava girando con un mestolo il contenuto della pentola e sentì bussare qualcuno alla porta: un signore a lui sconosciuto. Lo sconosciuto chiese al signor Xi un pasto e quest’ultimo lo fece accomodare in cucina. Per cena mangiarono la zuppa di coniglio.

Il giorno dopo, il signor Xi stava riscaldandosi la zuppa avanzata e qualcuno bussò alla porta.

Era lo sconosciuto con un amico e gli chiese se avesse un pasto da offrire ad entrambi.

Il signor Xi fece accomodare i due e offrì loro la zuppa di coniglio.

Passò il giorno, e l’indomani mentre il signor Xi stava apparecchiando la tavola per pranzare, sentì qualcuno bussare alla porta. Lo sconosciuto era in compagnia di altre due persone, e chiesero al signor Xi di poter pranzare con lui. La zuppa di coniglio era finita, ma fece accomodare i tre al tavolo. Il signor Xi, andò in giardino e raccolse della terra umidiccia.

La mise nella mentola e aggiunse un poco di acqua.

Tutti quanti insieme pranzarono e il giorno dopo nessuno bussò a casa del signor Xi.

Potevi portarti una pentola.

28 dicembre 2012 § Lascia un commento

Alla corte del Re non mancava nulla. Panetterie, ristoranti, vestiari e botteghe. Il divertimento era all’ordine del giorno e di certo non poteva non essere presente un’orchestra. Ogni attività veniva pagata onestamente dal Re, ben felice di avere tutti i servizi a sua disposizione e di ottima qualità.

Un ragazzo pagò CENTO PEZZI di ORO per entrare nella corte del Re.

Ogni volta che l’orchestra suonava, lui stava seduto all’ultimo posto in silenzio a non fare nulla.

Veniva pagato.

Lui si sedeva sempre nell’ultima seggiola dietro tutti e nessuno gli parlava.

Un giorno il Re decise di pagare ogni singolo elemento dell’orchestra.

Il ragazzo venne ucciso.

 

Dal giorno nacque il suonatore di triangolo.

Essere draghi.

28 dicembre 2012 § Lascia un commento

C’era un tizio che amava i draghi.

Aveva tutti gli abiti con i draghi, le pareti di casa con i draghi, le lenzuola, i tappeti con i draghi, i plaid con i draghi, i copridivani con i draghi, miniature di draghi. Stoviglie, tovaglie, tende, cuscini e pavimenti con i draghi.

La notte pregava per poter vedere un drago e per poterci passare del tempo assieme.

Un giorno il drago lo sentì e decise di andarlo a trovare.

Era enorme, imponente, incredibilmente forte e con un paio di narici maleodoranti. Distrusse tutto quanto per la sua mole notevole. Era troppo grande e potente, ma non rendendosi conto infilò la testa nella casa dedicata alla sua figura. Il tizio scappò a gambe levate, lo insultò e lasciò il drago da solo tra le macerie.

Colonne d’Ercole.

23 dicembre 2012 § Lascia un commento

Dall’essere deludenti come un numero dispari di tartine per due persone durante un aperitivo, all’essere curiosi come un occhio dentro un nido di vespe.

La cefalea dell’impazienza, l’inesorabile verità del non sapere mai la verità ma un’interpretazione masochistica e difficoltosa.

Faccio quella cosa delle dita che simulano le gambe e me ne vado.

Sono arrivata QUI.

Guardo alle mie spalle e

ci sono le mie spalle.

Sono le sei meno venti adesso, torno a casa e guardo un video dove un uomo addormenta uno squalo grattandogli il muso, lo fa roteare mentre dorme. Poi lo gira su se stesso e lì si sveglia. Avrebbe rischiato il coma per quanto ricordo. Mi squilla il telefono, ti lavi i denti e cerco di ricordarmi cosa mi ha fatto lacrimare stanotte.

L’ignoto e la difficoltà dinanzi ad esso. Il risplendere di colori innaturali, come il non andare sull’altalena, come il senso di oppressione in un treno con tutti i finestrini chiusi. Domani è la vigilia, domani ci beviamo quel brachetto che ti ha regalato il tuo capo e parleremo del tuo trasferimento a Torino, io mi sento stretta come se avessi indossato i vestiti di quando avevo 4 anni, quella maglietta gialla che avevo al compleanno con la candela esplosiva nella torta e la mia faccia basita.

Io poi alla fine rimango qui, sono sempre stata nella stessa situazione da sempre. E’ come se me ne fossi andata molti anni fa.

Cosa che poi, ho fatto. Sotto l’albero c’è un pacchetto con il mio nome e dei dentini di squalo che mi dici che portano fortuna. Domani ci mangiamo il pandoro con le nocciole di Verona e non ci pensiamo, pensiamo a pulire bene tra le fughe delle mattonelle del pavimento giù in soggiorno che non dobbiamo fare cattiva impressione. Vestiamoci bene, guardiamo alle spalle delle persone e non lasciamoci prendere dallo sconforto. E tu non puoi arrivare e rovesciarmi in una piscina di sale, mentre brilli in uno scantinato ed io mi verso il vino sulla mia maglietta preferita comprata da mia madre con troppi pensieri. Poi mi giro, mi giro ancora, questa non è casa mia.

 

Ma casa mia è nell’Olimpo, me l’ha detto Zeus mentre mi cadeva un barattolo di vetro dalle mani. L’ho raccolto e l’ho mangiato.

 

 

Voci di corridoio

5 dicembre 2012 § Lascia un commento

Guardarmi allo specchio, con questo pigiama scuro di pile, con il colletto alla coerana.

Sembro Marina Abramovic nella vulnerabilità del focolare domestico.

Mi aggiro mollemente per i corridoi chiedendomi se sia meglio, in questo momento intenso

 

Vinterberg o Von Trier?

Ed è chiaro che sia Vinterberg.

 

Riprendo posto nel mio giaciglio, mentre fuori sento le gomme delle auto che scivolano lungo l’asfalto bagnato.

Forse è un buon momento per raccontarsi qualcosa, cara abat-jour a pois.

Dove sono?

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