Kötr

26 aprile 2012 § 2 commenti

C’è una bella giornata di sole, però il caldo fa fermentare la spazzatura dentro i cassonetti

I cassonetti verdi si aprono e si chiudono facendo un suono sordo.

I cassonetti verdi si aprono e si chiudono facendo un suono sordo e lanciano sguardi d’intesa.

Alcuni gatti si sfidano in gare di velocità lungo la via, i cassonetti del vetro danno il via agitandosi, le bottiglie di birra si scontrano nelle loro pance blu ed i gatti scattano immediatamente. Si arriva all’incrocio, vince un gatto a macchie marroni senza un occhio.

C’era un british shorthair

Un maine coon

Un devon rex

Un ragdoll

Maine Coon era il più grosso, Devon Rex era agile e minuto, British Shorthair era scorbutico e piacente mentre Ragdoll era uno sballone.

Stavano sempre al circolo sotto casa, parlavano di figa e calcio, bevevano interi piatti di latte e si leccavano i genitali tra una barzelletta zozza e l’altra. British era consapevole del proprio cinismo e ostentava grosse conoscenze raffinate e parlava spesso per metafore, meglio ancora in modo citazionistico verso le teorie del cinema russo d’avanguardia. Gonfiava il petto quando diceva:

STEN’KA RAZIN.

E finiva il suo piatto di latte con godimento.

Maine Coon veniva dall’America del nord, era grasso e grosso. Era anche rosso. Rideva rumorosamente e dava forti pacche ai suoi amici, Devon Rex non era molto felice di questo, lui sbatteva sempre il muso ogni volta che Maine lo sfiorava. Era un buono, non capiva il cinismo di British ma lo ammirava tantissimo, soprattutto quando:

STEN’KA RAZIN.

Ragdoll si afflosciava sulle pareti, aveva luminosi occhi celesti ed una voglia di gourmet sul mento. Di solito fischiava al passaggio di culi, Maine Coon rideva in modo rumoroso. Parte la battuta sulle ghiandole anali dove avviene la produzione di feromoni. Parte la battuta sulle spine presenti sui loro peni.

Ragdoll si fa di teobromina, tutti gli dicono “guarda che ti fa male”.

British lo guarda con disdegno,

Maine Coon propone un’altra battuta su le palle bezoari,

Devon Rex tossisce malato sul proprio piatto.

Arriva Frankie il Soriano che urla scontroso verso i quattro, Devon sputa una palla, British sbuffa e recita il malato immaginario, Maine si scusa ed è l’unico che mostra un pò di rispetto.

Frankie sa il fatto suo, ritira i piatti e dice qualcosa di saggio incitandoli ad andare a casa, fa una lunga pipì all’ingresso del suo circolo e poi chiude la serranda.

Bellezze random # 1

23 aprile 2012 § Lascia un commento

Le lavanderie a gettoni,

 

 

proprio dei bei posti.

Le Bat

23 aprile 2012 § Lascia un commento

La vacanza.

23 aprile 2012 § Lascia un commento

“Che CAMPER”

“Ma scusa, affittiamo un CAMPER per la vacanza?”

“Un CAMPER?”

“Sì, tipo lo affittiamo a Milano e poi siccome non ci sono più i nazisti in francia, andiamo in francia”

“Non fa una piega”.

La resurrezione.

18 aprile 2012 § Lascia un commento

E’ impazzita quella ragazza lì, ha deciso di spendere il denaro risparmiato in

GARZE.

Canta sottovoce nine threads e si avvolge nella garza sterile, sotto porta un body anni 80. Avrà una texture sulla pelle, a quadretti. Continua ad avvolgere, parte il piano.

find the right moment to stop the show

Avvolge gli arti, avvolge il busto, siamo solo atomi di carbonio. Un kismet in lontananza cerca di captare espressioni e sgrana gli occhi. Sgabbia e cade con gli occhi rivolti al pavimento. Titan underwater nuota attorno alla Concordia. Avvolge il collo, mento, naso, occhi, fronte, cranio.

Ora si adagia a terra, ora aspetta di rinascere, ora che magnifico bozzo. Ma sembra solo un’enorme pietra bianca. Aspetta di rinascere e l’edera cresce sopra, le stagioni passano e la casa si illumina al giorno e s’incupisce di sera. Aspetta di rinascere e si mette a piangere, la garza assorbe tutto, non può piangere perchè sembra che non è vero. E allora sorride, ma le tira tutto quanto. Vorrebbe solo esprimere un’emozione con la faccia, ma deve aspettare di rinascere.

Ma non è vero che si può rinascere credo, lei poi mica è rinata, è rimasta avvolta nella garza, s’è riempita di quadretti, poi la trovò la nonna che le aveva preparato 52 kg di mela grattata e zucchero nell’assenza. Tagliò le garze, ma dentro c’era un cuscino.

Nonna ho saltato dalla finestra, sono nella camera affianco, sotto il letto di M.

Nonna non ho sonno, va bene torno a letto.

 

 

Butta la garza, sono ritornata ad avere 6 anni.

 

 

Ha funzionato.

Storia di una ragazza sportiva.

16 aprile 2012 § Lascia un commento

Questa è la storia di una squadra di calcio.

In questa squadra giocavano delle ragazze con i capelli fluenti e quando correvano lungo il campo sembravano avere dei nastri luminosi attaccati alla testa. Erano delle brave ragazze sostanzialmente, non tutte della stessa età, questo ogni tanto creava qualche problema perchè le più impubere erano semplicemente meno mature e certe cose non le capivano di sicuro. C’era il portiere che aveva quella sindrome del bambino blu, quella malattia rara che ti fa diventare le labbra blu ed è correlata a problemi cardiaci, infatti lei andava un pò di matto ed era intenta a fare un pò di tutto. Era un pò scemina ma c’era qualcuno che per fortuna le voleva bene. Le ragazze che ricoprivano il ruolo di difesa erano un pò tonte e non si capiva bene perchè le avessero prese, si agitavano nei primi tempi e poi non facevano niente di utile. Al centro le ragazze erano un pò più sveglie, anche se restavano lontano dalla porta avversaria, davano il loro buon sostegno al gioco, dando spesso palle vincenti, una di loro in particolare se la cavava piuttosto bene, era piccola ma si faceva rispettare. All’attacco c’erano le punte del diamante, il capitano compreso. Il capitano era forte, era il pilastro della squadra. Ginnica e svelta, era la preferita dell’allenatore. Aveva una resistenza formidabile, poteva correre per ore dirigendo al meglio il resto delle ragazze meno esperte. Era stata scelta per l’esperienza, era la più grande tra tutte.

Le partite erano vincenti nonostante alcune carenze, ma in qualche modo il tutto si completava e le lacune venivano colmate. L’allenatore era un tipo piuttosto docile, forse troppo intellettuale in alcune circostanze, in alcune situazioni s’imponeva alle ragazze, cercando di incitarle a credere di più in quel che facevano sul campo. Era stato lui a scegliere il capitano, l’aveva trovata in un parcheggio mentre lei calciava lattine vuote e sassi. Iniziò a credere in lei molto presto. Lei diventò quel che è oggi grazie alla fiducia dell’allenatore, riuscì a giocare in più squadre, più o meno importanti, e questo le diede modo di capire quel mondo oscuro tra una porta e l’altra.

Durante una partita lei ebbe un infortunio, rimase del tempo ferma senza poter muovere le braccia. L’allenatore s’infuriò perchè senza le braccia lei non poteva esultare nei momenti di gloria. Lei aveva una faccia appesa e persino quella grande dote della resistenza veniva a mancare perchè l’entusiasmo diminuiva man mano mentre i minuti del gioco venivano scanditi dall’orologio dello stadio. Quando le braccia ripresero a funzionare, i giochi erano ormai fatti. Il capitano rimase in panchina con le mani in mano, guardava oltre il campo, oltre le compagne di squadra, oltre i tifosi, oltre gli striscioni, oltre le seggiole. Le ragazze erano cresciute un poco, e cercavano di affarrarsi le premure dell’allenatore per poter ricoprire quel ruolo tanto ambito del capitano.

Il capitano faceva lunghe passeggiate lungo il campo, tutti i giorni lavava la sua divisa come se prima o poi arrivasse la partita vincente per riprendere a splendere nella squadra. Strofinava con concentrazione le scarpe, erano brillanti e la luce veniva riflessa dal bianco luminoso, era tanto pulita quanto asettica. Rimaneva in panchina e lucidava il suo posto in silenzio. L’allenatore neanche la guardava, prendeva la lavagnetta e disegnava schemi complicati sorridendo in modo radioso al resto della squadra. Le ragazze erano impazienti e cercavano di decifrare ogni sua dinamica per capire il fine delle sue azioni. Lui non parlava molto nell’intento di rimanere autoritario. Il capitano aveva il braccio viola per la fascetta stretta al braccio, e più passava il tempo e più la fascetta scivolava lungo l’omero, l’ulna-radio, carpo-metacarpo finchè non se la ritrovò nella mano, stretta tra le falangi. Passò del tempo a fissarla quando poi arrivò l’allenatore che la prese e la utilizzò per fare il gioco della bandiera.

Le ragazze erano eccitate, lui conteneva il suo umore cercando di schermare ogni tipo di emozione rendendo il suo viso un pezzo di plastica. Chiamò i numeri corrispondenti alle coppie poste in parallelo, le ragazze scattavano energicamente verso la fascetta. Erano nervose ed entusiaste, il capitano stava da una parte a parlare con un gruppo di tifosi. L’allenatore con la coda dell’occhio osservava la situazione, e nel mentre proseguiva il duello.

Vinse la centrocampista sveglia, si girò verso tutte ed iniziò a prenderle in giro per la goffagine. Diventò il nuovo capitano.

L’ormai ex-capitano stava seduta sulle seggiole in tribuna, guardava l’allenatore mentre si esibiva in una manifestazione di euforia mai vista. Incoronò la vincitrice porgendole la fascetta davanti alle ragazze deluse ed amareggiate. L’ex-capitano continuò a partecipare da spettatrice. I tifosi non l’avevano dimenticata e si preoccupavano di tenerle un posto per ogni partita, il suo braccio riprese a funzionare bene e soprattutto tornò di un colore più umano. Era presente anche il giorno in cui la squadra vinse lo scudetto e quando l’allenatore lo prese e lo appiccicò sulla propria schiena coprendo un grosso buco colmo di vermi e petali di ortensie.

L’ex-capitano si diede alla corsa ad ostacoli e s’innamorò di un comico.

“Elogio della follia degli altri” – bonus track epistolare di “Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam”

15 aprile 2012 § Lascia un commento

Sei molto bella quando cerchi di arginare queste situazioni, come se facessi sempre quell’espressione di chi stringe gli occhi perchè sta per arrivare qualcosa in testa, come un’incudine. Sei meravigliosa quando dici di no e poi nonostante tutto ascolti quei discorsi che erano da dieci minuti e poi con l’iva e gli interessi diventano una sessione di 8 ore. Sei splendida quando rimani con quella faccia da platessa perchè pensi ”ma io cosa ci faccio qui, chi è tutta questa gente”. Ti giri e fai le facce buffe per nascondere il terrore mentre incroci gli sguardi di quelle scolopendre cingulate che sono pronte con le cannucce in mano.

Urli con il cotone in bocca i ritornelli sbagliati delle canzoni,

non ti viene il raffreddore ma giusto un pò d’ansia, sotto la doccia non c’è spazio per secernere liquidi oculari.

Al massimo una stalatite, che staccherai con vigore per uccidere quelle scolopendre cingulate schifose. Uscirà un liquido che ti farà venire l’orticaria, ti metterai a piangere e diventerai bruttissima. Te lo dico perchè così ti prepari, sei ancora una meraviglia e il tuo volto non sembra segnato dall’ingiustizia. Te la caverai ancora per un pò, arriverà quel momento dove i tuoi occhi diventeranno verdognoli per il pianto, il naso lucido, le guance rosse e le labbra scarlatte. Il giorno dopo sarà difficile aprire gli occhi perchè ti sentirai come i cani appena nati che non riescono ad aprire gli occhi. Truccarti sarà difficilissimo perchè avrai la faccia gonfia ed il trucco sembrerà un’assonometria a cavaliera fatta da micheal j fox dopo aver preso coscienza del parkinson. Ti farai prendere a schiaffi da chi ti vuole bene, ti sentirai un pò scema e un pò triste. Ma tanto lo sai già.

Sei bellissima, rimarrai bellissima anche se andrai contro il volere delle scolopendre cingulate.

Ti diranno che sei brutta e pure malvagia, ma lo dicono perchè serve a generare liquido orticante per farti stare male. Tu togliti l’ovatta dalla bocca e canta la sigla dell’uomo tigre. Fatti fare le controvoci dalle amiche tossiche con la bronchite, renditi invincibile ed usa sempre il congiuntivo imperfetto quando non sei certa delle tue rimembranze. Sii più cattiva di jo squillo che cantava cattiva. Sii più temeraria dei moscerini che si schiantano sul parabrezza. Sii sorridente come barbie che sa di essere più trendy di tania.

 

Infatti chi va contro natura facendo mostra di capacità fittizie e forzando le proprie reali inclinazioni riesce solo a raddoppiare il difetto,

non temere Pam, un pò d’egoismo non ha mai ucciso nessuno.

Dove sono?

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